Gianni Cerasuolo
Fa male lo sport

Questo brutto calcio

È come se il lungo momento-no del Paese avesse contaminato anche il calcio: non solo non ci sono risultati apprezzabili ma anche l’antica bellezza è evaporata stagione dopo stagione

È un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Nel senso che di fronte a tanta crisi (del pallone), con risultati avvilenti, buttati fuori dal Mondiale, sbeffeggiati in tutta Europa non appena mettiamo la testolina fuori dai sacri confini, in piena crisi delle istituzioni calcistiche che l’elezione di Optì Pobà non poteva che aggravare, non si può certo pretendere di vedere anche belle cose quando la sfera di cuoio comincia a rotolare sul verde prato.

È come se il lungo momento-no del Paese avesse contaminato anche il calcio: non solo non ci sono risultati apprezzabili ma anche l’antica bellezza è evaporata stagione dopo stagione. Il campionato più bello del mondo si è trasformato nel campionato più brutto del mondo.

Nell’overdose di partite, non se ne vede una decente. Una che ti lasci attaccato lì davanti al teleschermo per inventiva, schemi, colpi di fuoriclasse. È  stato così anche mercoledì sera, non bastasse già una domenica inguardabile. E ti viene il nervoso quando Ilaria D’amico parla di giornata straordinaria, di spettacolo, di bello qua e bello là. Ascoltasse almeno uno dei suoi più autorevoli commentatori, Zvonimir Boban, il quale continua a ripetere che lo spettacolo è spesso penoso. Ma lei deve vendere il programma e quindi…

Ibarbo cagliariC’è stato un solo gol straordinario a guardare la manovra e l’esecuzione: quello di Ibarbo (nella foto), non a caso il capolinea di uno schema zemaniano. La successiva fiondata di Bonaventura che ha dato il pareggio al Milan è stato più frutto di una splendida intuizione improvvisa che la conclusione di una giocata studiata. Per il resto la noia assoluta. Persino quella Roma che pure si è presa la soddisfazione di agganciare la Juve, collassata a Genova mentre si andava negli spogliatoi, sembra di questi tempi imborghesita e senza smalto rispetto alla squadra che ci aveva fatto mirabilie lo scorso anno per quello che si era inventato Garcia e per quello che si vedeva in campo: gioco vivace, veloce, schemi piacevoli, interpreti in sintonia con la regia: uno spettacolo.

Inutile fare paragoni con gli altri campionati. Si perde ogni confronto, anche se va aggiunto che molto spesso i raffronti si fanno con le prime della classe. Non è che in Spagna ogni partita sia un clasico come Real-Barcellona. E così in Germania o in Inghilterra.

Sulla nostra regressione si è già detto tanto: da noi non giocano più i migliori calciatori che preferiscono altre mete più redditizie e più attraenti; forse il livello dei tecnici di élite non è così eccelso. Non è un caso che per il Pallone d’oro, tra i calciatori, non ci sia in lizza nessun italiano e l’unico nella lista che si vede giocare dalle nostre parti è lo juventino Pogba. E tra gli allenatori in corsa, uno, Conte, allena la nazionale e l’altro, Ancelotti, il Real Madrid.

Nel frattempo il Coni vuole tagliare di venti milioni i contributi alla Federcalcio che è già ha fatto sapere che a rimetterci sarebbe il calcio dilettantistico e giovanile. Il solito Lotito minaccia sfracelli. Anzi, visto che va di moda, minaccia una scissione: la Federcalcio che se ne va per i fatto suoi, fuori dal Coni. Staremo a vedere. Non piove sul bagnato. Diluvia.

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