Stefano Iucci
Racconti del peccato/17

Il pesce pietra

Lui si ammala e si sfibra. Avrebbe bisogno di lei una volta di più. Ma lei stavolta non ce la fa. Per la prima volta lo lascia solo. Non sa perché ma lo fa.

Sono due fratelli. Lei è timida e introflessa lui no. Per un lungo tratto hanno trascorso una vita tra separazioni e unioni. Sempre insieme però. Un arco di vita che si è incurvato apparentemente armonico e in cui hanno condiviso tutto ciò che tra due fratelli si può condividere. Un tempo placido anche nei drammi e nelle gioie estreme: senza fantasia, in fondo. Ma, come sapeva Erodoto, tutto si scioglie sempre e solo alla fine.

Questo, per come l’ho appeso da fonti che non intendo rivelare, è ciò che a un certo punto è accaduto. Pare improbabile. Ma per me è la verità.

Lui si ammala e si sfibra. Avrebbe bisogno di lei una volta di più. Ma lei stavolta non ce la fa. Per la prima volta lo lascia solo. Non sa perché ma lo fa. O forse, si potrebbe dire meglio, lascia che questa mancanza accada. Gli Dei muovono infatti ogni cosa. Noi aspettiamo. Coglie l’occasione o qualcuno la coglie per lei. Molla tutto: marito, figli e lavoro. Che rapporto c’è con quello che è successo al fratello? Non lo sa. Non lo so. Comunque va lontano, in Thailandia, tra gli espatriati italiani, e si ridona una vita nuova cotta nel sale dell’oceano. Commette così il peccato più supremo, quello per cui forse non c’è perdono: l’abbandono.

Non pensa più a nulla di reale: i figli, il marito, soprattutto il fratello, non respirano neanche nel ricordo. Vive in un presente improbabile. È felice e non si sente per nulla in colpa. Si concede qualche avventura erotica strappandola al caso che le saltella davanti. Mangia molto. Pesca: una volta calpesta un pesce pietra che la indurisce tanto e ne soffre da morire. Si ascolta senza sangue, la sua volontà la trova sciolta nel mare. Piange, il dolore è forte. È orribile. Il dolore pesante la schiaccia fino a farla sprofondare sotto la sabbia dove gli occhi si spalancano su granchietti inesausti. Pensa di non sopportarlo. Poi scopre che il dolore può far bene. Ma per lei ancora non vale. Passato il colpo del pesce pietra, ci sono gli scoiattoli volanti. Leggeri, aerei, si lanciano di albero in albero come stracci lanciati da un alieno. Sono fuori dal bungalow di paglia dove lei non fa mai entrare nessuno. Vive in un suo eterno rito solitario fatto di mancati ricordi ed epifanie svanite. Per loro farebbe un’eccezione. Cerca di attirarli con esche alimentari. Modula strani richiami con la sua voce impastata di sole salato e pioggia infuocata. Ma loro si affacciano e non entrano. La illudono e lei ne soffre. Senza indurirsi e affondarsi stavolta. È una sofferenza leggera ed evanescente. È una spuma. Ma non fa meno male. Si vaporizza in questa infelicità.

Dopo il colpo del pesce pietra si sentiva schiacciata. Ora è volata via, frantumata nello spazio. Non esiste più e nessuno esiste ancora per lei. Solo un vecchio sogno la riporta a terra. Ormai da vecchia non lo ricorda più. È ruggine. Ma a distanza di anni sa che l’ha salvata. Torna in Italia. Il fratello è morto. Il marito è morto. I figli sono vivi, ma non vogliono vederla prigionieri della loro rabbia che non ammette sollievo perché non può comprendere quello che è accaduto a tutta la loro vita lasciata da parte, irrimediabilmente indietro come un sasso caduta dalla tasca della madre. Lei tenta. In vita sua non s’è mai sentita così forte. Si presenta scomposta e amara. Ma loro si strappano i vestiti, affondano la testa nella terra, scavano buche in cui sgretolare la loro delusione. Gridano. Non ne vogliono sapere. Sono ossessi e agghiacciati. Lei vorrebbe piangere, ma non può. Le sue lacrime prima ristagnano sulla superficie degli occhi, poi si riversano dentro di lei e le sciolgono il cuore. Fuori non si vede, ma per lei è abbastanza. Li guarda dritta in viso ed è tornata.

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stefano iucciStefano Iucci è nato nel 1966 a Roma. È laureato in lettere e lavora come giornalista presso Rassegna Sindacale, settimanale della Cgil. Ama leggere, scrivere e, soprattutto, viaggiare. Per la casa editrice Ediesse ha curato Il lavoro e i giorni. Venti racconti sui giovani, la precarietà, la disoccupazione” (con Mario Desiati, 2008) e Consiglio di classe. Gli scrittori raccontano la scuola italiana (2010, con Angelo Ferracuti).

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