Lucia Pappalardo
Racconti del peccato/15

Peccato!

«Per me ha detto beccato!», dice Zio seduto sul divano. Lui ride però, non ha la faccia di Mamma e Papà. «No, no, ha detto proprio peccato», fa Zia che è seduta vicino a Zio.

Mi chiamo Piero, ho un anno e mezzo e credo di avere un problema di comunicazione. I miei genitori non capiscono un ciuccio di quello che dico. Se batto le mani le cose filano lisce. Papà infatti aumenta il ritmo quando sono a galoppo della gamba, mi dà un secondo cucchiaino di miele dopo cena o fa girare la trottola. Come ora, mi basta battere le mani e lui la manda forte. Siamo tutti e tre sul tappeto. Mamma mi mostra Dinosauro. Vado verso di lei, mamma è bella come Dinosauro. Lo prendo e dico «Peccato». Lo porto da papà, così insieme guardiamo la trottola che gira. Cioè, io vorrei che andasse così, ma quando parlo l’atmosfera cambia sempre. Io e Dinosauro ci troviamo come due fessi al centro del tappeto del salotto. E nessuno fa girare più niente. Mamma e Papà cominciano a darsi occhiate. Stasera ci sono Zio e Zia.

«Per me ha detto beccato!», dice Zio seduto sul divano. Lui ride però, non ha la faccia di Mamma e Papà.

«No, no, ha detto proprio peccato», fa Zia che è seduta vicino a Zio. La Zia sa fare i circoli magici dalla bocca. Una volta me li ha fatti sul naso. Puzzavano ma erano bellissimi. Io e papà abbiamo battuto le mani. Zia non fa mai fumo dalla bocca quando c’è Mamma.

Papà mi ha preso in braccio, non me l’aspettavo e Dinosauro è rimasto sul tappeto vicino a Mamma. Dinosauro è il mio unico amico. Vorrei che qualcuno fosse così gentile da ridarmelo. Provo a chiedere: «Peccato!». Papà mi carezza la testa e mi culla. «Peccato!». Adesso si sono alzati anche Mamma e Zio e parlano.

«Che ti avevo detto, Saverio, mio figlio dice solo peccato!».

«Bello di Zio suo».

«Aiutami ad apparecchiare va, che ti spiego i dettagli della Commessa Salvini».

Mamma e Zio lavorano assieme. Io non ho fratello e sorella. Ho solo Dinosauro. Loro hanno una ditta di condizionatori e caldaie. Riscaldano e raffreddano. Le case, i negozi, le piscine. Cioè, è Zio che riscalda e raffredda, Mamma prende i soldi.

Così almeno ha detto Papà domenica mattina.

«Valeria, ma davvero a tuo fratello gli dai solo novecento euro al mese?».

«E tu che ne sai?».

«Parlavamo ed è venuto fuori».

«Guarda se quel coglione si deve lamentare con mio marito».

«Non si è proprio lamentato…».

«Che ti ha detto di preciso?».

«Bah, che forse tu hai il borsellino un po’ troppo chiuso…».

«Che coglione!».

«Dai, c’è il bambino».

«È meglio se lo capisce subito che suo zio è un coglione».

«Sei troppo dura».

«Troppo dura? Ma se l’ho allevato come un figlio quel coglione!».

Adesso Mamma e Zio sono in cucina ad apparecchiare la tavola. Sul tappeto siamo rimasti io, Dinosauro, Zia Elena e Papà. Però ora Dinosauro non lo vedo più, lo ha nascosto Zia credo. Le giro intorno, vedrai che sta dietro la schiena. E invece no, faccio un altro giro. Non c’è. Guardo Zia, guardo Papà. Forse se batto le mani me lo ridanno. Gli adulti non si rendono conto che Dinosauro è piccolo, ha paura. Che quando rimaniamo in camera da soli al buio se non ci fossi io a lui gli piglierebbe un colpo. Una volta ho visto Papà e Mamma che se lo lanciavano, mi sono vomitato addosso dal nervoso. Se adesso comincia a tirarlo a Zia mi metto a piangere. Dov’è Dinosauro? Li fisso. Prima Papà, poi Zia. Poi Zia, poi Papà, poi Zia. Sono sul punto di avere una crisi quando Papà la smette. Infila un braccio sotto la maglietta di Zia e si mette a cercare Dinosauro con la mano. Zia sorride e resta immobile. Anche io resto immobile mentre lui cerca. E alla fine, piano piano, ecco che tira fuori Dinosauro dalla maglietta di Zia. Per fortuna sta bene.

«Carlo, Elena, è pronto in tavola!».

Siamo tutti e cinque a cena. Io sto mangiando frullato di vitella e camomilla solubile. Tutto buonissimo, però non ho tanta fame. Mamma mi imbocca. Vorrei fare una pausa. Glielo dico: «Peccato!». «Amore che c’è, non fare capricci», se ne frega e mi infila un’altra cucchiaiata in bocca. Gliela sputo in faccia. Lei si pulisce e getta lo strofinaccio per terra. Vengo passato a Papà. Strillo più forte: «Peccato!». Mamma a quel punto esce dalla cucina sbattendo la porta. «Scusatela», dice Papà, «questa storia del linguaggio di Piero la sta mandando ai matti».

«Ma la parola “mamma” l’ha mai detta?», chiede Zia.

«Macché».

«E “papà” lo ha detto?».
«No, dice solo quella parola».

«Vado a vedere se riesco a calmarla», dice Zio Saverio, mi prende in braccio e mi porta di là da Mamma. Zio è l’uomo più grande che abbia mai incontrato in vita mia. Solleva le caldaie e le porta in giro per la città, è il più forte del mondo. Zio dice a Mamma che io sono un fenomeno, che non si deve preoccupare. Poi comincia a lanciarmi in aria. Ho la testa leggera e tutto mi pare non avere senso. Volare è una sensazione unica.

«Saverio non esagerare, il bambino si spaventa».

«Ma va, Piero è una tigre» e mentre lo dice mi lancia ancora più in alto. Amo mio Zio.

«Saverio, cresci».

Zio mi guarda negli occhi e non l’ascolta. Mi sorride. Sbavo di piacere, riesco quasi a toccare il soffitto col pannolone.

«Saverio, piantala».

«Ma come può essere che Mamma tua è così fifona?». E che ne so, Zio. Dai, voliamo!

«Saverioooo!».

Mamma strilla fortissimo. È arrabbiata con noi. Io faccio un ultimo volo, con la mano riesco a sfiorare il lampadario.

«Lascialoooo!».

Mamma si aggrappa a Zio. Hanno la testa identica vista da qua. Lo stesso naso e la stessa forma delle spalle. Non atterrerò tra le braccia di Zio. Se muovo le braccia veloci riesco a restare in aria. Potrei tornare in cucina volando. Papà e Zia Elena sono rimasti soli. Papà non capisce niente quando c’è Zia. Fa cose strane.

Prima, per esempio, la Zia è andata in bagno e noi l’abbiamo seguita. La Zia ha detto a Papà che era pazzo. Lui ha risposto che stavamo lì in bagno solo per cambiarmi, che ci mettevamo solo tre minuti se lei lo aiutava. Ma io ero pulito, lo giuro. Mi ha infilato nel passeggino. Ma non è mica lì che si cambiano i pannolini. Glielo ha detto pure Zia e ha riso. Anche Papà ha riso. Mi ha parcheggiato di fronte alla porta. Poi mentre fissavo la maniglia hanno smesso di ridere.

«Carlo e se entra qualcuno?».

«Ma no, c’è Piero di vedetta».

«Che deficiente che sei!».

«Però ti piace, senti già come sei ridotta, che vergogna».

«Carlo».

«Girati».

«Dai c’è il bambino…».

«Lui dorme. Dai, piccola».

«Ma non hai detto che stava di guardia?».

«Fai la brava, girati che ci mettiamo poco».

Papà diventa scemo quando c’è Zia. Sono soli in cucina adesso. E se fanno qualcosa a Dinosauro? Devo volare fino a là e salvarlo. Ma muovere le braccia non serve a niente. Sto tornando giù. Lo Zio mi prende.

«Datti una calmata, Valeria, tuo figlio si diverte con me».

Mi passa alla Mamma.

«Saverio, è questo il tuo problema, pensi solo al divertimento. Pensi solo alle cazzate».

Mamma mi stringe e mi bacia.

«Prendi tutto con leggerezza, pensi che tutto ti sia dovuto».

Zio la guarda con una faccia tristissima. Non dice niente.

«E ti sei pure andato a lamentare con mio marito. Credi che i soldi crescano sugli alberi?».

Zio è diventato tutto rosso.

«Ma che uomo sei?».

Mi poggia nel box, poi se ne va in corridoio ma si sente che strilla: «Dovresti baciare la terra dove cammino!».

Io mi metto in piedi aggrappato alla ringhiera. Zio è seduto sul bordo del letto. Ha le mani sulla faccia. È tutto curvo. Faccio rumore col sonaglio.

«Peccato!».

Lui mi guarda negli occhi e mi risponde: «Peccato».

Si asciuga una lacrima e mi prende di nuovo in braccio.

Mi lancia in aria. Penso che stavolta riuscirò a volare.

* * *

lucia-pappalardoLucia Pappalardo insegna scrittura e giornalismo alla Scuola Omero. Un suo racconto è stato pubblicato nell’antologia Fantareale ed è tra i curatori di Voglio scrivere! (135 big mi dicono come) di Omero Editore. Una sua conversazione con Carlo Lucarelli è stata pubblicata nel libro Il mistero a piccole dosi, ed. Datanews 2007. In radio è stata regista a Radio 24 di Melog. Al cinema è tra gli autori di Nessuna Speranza Nessuna Paura, documentario sul rap romano (Festival di Roma 2010) e del documentario Plastic-O. Tu ti faresti entrare? (Festival di Roma 2011). Nell’estate del 2012 ha seguito Francesco De Gregori per la realizzazione del documentario Finestre Rotte, presentato al Festival di Venezia 2012. Ha diretto il lungometraggio Fla e Adriano, il corto Sushi Pin-Up (vincitore del Festival L’Altro Corto e del Festival Campo Lungo) e diversi spot, anche di carattere sociale, come quello per la giornata mondiale contro l’Aids con Caterina Guzzanti.

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