Simona Baldelli
I racconti del peccato/3

Onora il padre

Premetto che non so leggere le carte né conosco nulla sul loro significato (se non attraverso alcuni testi di Jodorowsky), non me le faccio leggere, non consulto astrologi. Quest’opportunità mi capitò per caso

Ho promesso ad Andrea Carraro, giorni fa, un racconto sul “peccato”. Non ho molta dimestichezza con la scrittura breve ma, Carraro, merita che si tenga fede alla parola data. Propongo quindi, a lui ed ai lettori di succedeoggi.it, un piccolo episodio, una cosa che mi è accaduta, senza trasformarla in un’opera di “fiction”, ma raccontandola esattamente come è andata.

Tempo fa ho avuto l’opportunità di fare un’esperienza che, per molti versi, potrei definire unica. Ho fatto la cartomante in un centro di servizi “magici” al telefono.

Premetto che non so leggere le carte né conosco nulla sul loro significato (se non attraverso alcuni testi di Jodorowsky), non me le faccio leggere, non consulto astrologi. Quest’opportunità mi capitò per caso.

Mi era stato richiesto un soggetto per  un cortometraggio e, per la prima volta in vita mia, mi trovavo a corto di idee.

Tormentai a lungo amici e conoscenti pregandoli di raccontarmi un sogno, un fatto più o meno eclatante che gli era capitato, un ricordo d’infanzia, insomma qualsiasi cosa che potesse servirmi da catalizzatore per iniziare il processo di scrittura. Niente, nulla mi persuadeva né mi stimolava.

Poi, l’idea, venne.

Tempo dopo ricevetti la telefonata di una mia amica, una fra quelli che avevo maggiormente stressato con la mia richiesta “raccontami una storia!” dal momento che svolge l’attività di  cartomante telefonica.

Mi dice che nel centro dove lei lavora sono alla ricerca di nuove cartomanti per il periodo di luglio ed agosto poiché molte sue colleghe se ne vanno in ferie.

Accetto senza pensarci troppo. In primo luogo perché sono, per natura, curiosa. Mi interessa tutto, specialmente ciò che non conosco, di cui non so nemmeno l’esistenza. E poi accetto perché,  questa esperienza, potrebbe essere utilissima per osservare il mondo femminile molto da vicino.

Perché è inutile negarlo,  il 90% delle persone che si rivolgono ad astrologi e cartomanti sono donne.

Da molto tempo mi chiedo dove conduca  la mia strada e quella di tante donne, ragazze, bambine, che incontro quotidianamente.

Mi riferisco, specialmente, al  fenomeno di crescita di violenza attorno al mondo femminile.

Le donne sono spesso protagoniste di fatti di cronaca nei quali si contendono sia il ruolo di vittima (nella grandissima maggioranza dei casi) che di carnefice. Subiscono stupri, omicidi, patiscono aggressioni, mutilazioni, l’assassinio di figli. Qualche volta sono esse stesse ad infierire su  mariti, fratelli, bambini propri ed altrui, con una frequenza che non è solo data dallo spazio maggiore che viene riservato loro in cronaca.

Ecco il secondo motivo, unito alla curiosità, che mi ha spinta ad avventurarmi nel mondo della cartomanzia. Ero certa di poter osservare, in tal modo, l’animo “femminile”,  molto da vicino.

Questo, dunque, non è un racconto. Semplicemente, “vi racconto” una delle tante telefonate ricevute. Mi pare molto attinente con il tema suggerito da Andrea.

Il mio nome, da cartomante, era Arianna. Ed è con questo nome che ho intrapreso il mio straordinario viaggio attraverso l’animo umano, illudendomi, come l’Arianna del mito, di ricondurre le persone al di fuori del proprio, personale, labirinto.

La donna, protagonista di questa telefonata, la chiamerò Maria.

Arianna: «Buon giorno, sono Arianna, vuoi dirti il tuo nome?»

Maria: «Mi chiamo Maria.»

A: «Volevi chiedere qualcosa alle carte?»

M: «Sì. Volevo sapere perché mi succedono sempre cose brutte. Forse Dio ce l’ha con me?»

A: Capitano, anche se raramente, telefonate di persone che parlano alla cornetta del telefono, come dai fori delle grate di un confessionale. Per loro, fede, astrologia, chiromanzia, pari sono. Hanno una fiducia totale in qualsiasi atto che ai loro occhi possa essere sincretico. La divinazione, il consulto richiesto in un tal momento, rappresenta, con incrollabile certezza, il loro posto nel cosmo, o in una dimensione ultraterrena. Le risposte delle carte hanno un valore assoluto ed universale. Mi chiedo se, la signora in questione, abbia valutato anche l’ipotesi di aprirsi con un confessore.  «Hai provato a parlarne con un prete?»

Tossisce, fa alcuni respiri profondi. Poi, dopo parecchio tempo, mi risponde. «Preferisco chiederlo alle carte»

A: «Va bene.» Mescolo il mazzo e metto giù i tarocchi. «Vuoi dirmi qualcosa, intanto, su queste cose brutte che ti succedono?»

M: «La gente è tanto cattiva con me»

A: «Vuoi dire che subisci delle prepotenze, delle minacce?»

M: «No, no. Ma io lo so che ce l’hanno tutti con me.»

A: Nel frattempo ho posizionato le carte. Di norma, chi chiede un consulto, vuole essere rassicurato circa il fatto che le cose andranno esattamente come lui vorrebbe, senza sorprese. Oppure (raramente) ha solo bisogno di parlare. Opto per la seconda ipotesi. E so che, in questo caso, la persona al telefono gradirà, prima di arrivare al “responso dei tarocchi”, che io le ponga tante domande.  «Le carte dicono che sei molto sola, che dovresti aprirti di più con le persone.»

M: «Non ce la faccio»

A: «Non hai qualche amico con cui confidarti? Un marito, un fidanzato»

M: «Non mi sono mai sposata.»

A: «Un parente?»

M: «No, mi fanno paura tutti»

A: «Anche la famiglia? Anche i vicini di casa?»

M: «Sono sempre spaventata. Ho paura ad uscire di casa, ma anche a stare da sola. Mi sento male se incontro qualcuno e se mi sento osservata. La notte mi sveglio perché ho gli incubi e mi sembra che ci sia qualcuno vicino al letto che mi guarda.»

A: La maggior parte di coloro che chiamano un centro di cartomanzia, avrebbe bisogno di parlare con qualcuno che fosse in grado di fornire un sostegno psicologico. Ma la reticenza ad aprirsi con un professionista è molto diffusa. Nel corso di questa esperienza ho avuto modo di verificare costantemente, la verità di quanto scrive Jodorowsky: “Si fanno domande circa il futuro, perché il nostro presente non ci piace. Ed un brutto presente, è figlio di un passato malato. Curare il nostro passato, è il modo più giusto per migliorare il nostro futuro.”. «Le carte dicono che vivi in questa inquietudine da parecchio tempo. Puoi dirmi quando è iniziato?»

M: «La gente ce l’ha con me da quando ero piccola.»

A: «Era così con tutti? Voglio dire, anche i compagni di scuola?»

M: «Sì. Ma io lo so perché è così. È mio padre che mi ha fatto un malocchio. Oppure è Dio che mi punisce perché ho fatto un peccato molto grave»

A: «Perché tuo padre avrebbe dovuto fare una cosa del genere?»

M: «Perché una volta l’ho picchiato»

A: «In modo serio? Voglio dire, gli hai fatto del male?»

M: «No, lui era molto grande, e forte. E poi ho dato un colpo solo, una botta sulla mano e basta»

A: «E perché l’hai fatto?»

M: «Perché mi stava vicino. E io sentivo dentro come un fastidio e allora non ce l’ho fatta più. Gli ho dato questa botta che era come una spinta, per farlo andare via.»

A: «Se è come dici, non mi sembra che si possa dire che l’hai picchiato…»

M: «Ma lui era mio padre, dovevo rispettarlo. È peccato rivoltarsi ai genitori, c’è anche nei comandamenti. Adesso lo so che Dio è arrabbiato con me.»

A: «Magari avevi una buona ragione»

M: «Un po’ sì, però non dovevo dargli quel colpo. Puoi vedere nelle carte se è lui che mi ha fatto il malocchio?»

A: «Scusa, Maria, posso chiederti che ragione avevi avuto per picchiarlo?»

M: «Mi dava fastidio»

A: «Fastidio, come? Ti sgridava? Ti prendeva in giro?»

M: «Lui, mi toccava»

A: «In che senso, ti toccava?»

M: «Mi veniva vicino, poi mi toccava. Con le mani»

A: «Non ne hai mai parlato con nessuno?»

M: «No, lui non voleva, diceva che se lo dicevo a qualcuno mi avrebbe picchiato, forte»

A: «Lo fa ancora?»

M: «No, è morto. È stato tanto tempo fa. Sono vecchia anch’io, adesso»

A: «Mi dispiace, davvero, tanto»

M: «Non fa niente, ormai. Puoi chiedere alle carte, per piacere, se mio padre mi ha perdonato? E se mi toglie il malocchio? O se è Dio che ce l’ha ancora con me? Sono stanca di stare male»

* * *

simona baldelliSimona Baldelli è nata a Pesaro, là dove le Marche sfumano nella Romagna. E viceversa. Ha lavorato per il teatro come attrice, regista e drammaturgo. È speaker ed autrice di programmi per la radio. Ha frequentato corsi di scrittura scenica e creativa presso l’I.S.A. de La Habana e la Scuola di Scrittura Creativa Omero. Ha pubblicato testi teatrali per Nerosubianco Edizioni e racconti con Omero Editore e Ed. Creativity Papers. Evelina e le fate, finalista a Premio Italo Calvino 2012, è il suo primo romanzo, pubblicato con Giunti Editore. In primavera è uscito il suo secondo romanzo, Il tempo bambino, sempre da Giunti.

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