Erminia Pellecchia
Un'esposizione allo Studio Trisorio di Napoli

Pompei o Bagnoli

Una mostra fotografica di Raffaela Mariniello racconta la "morte" della Città della Scienza, un anno fa, nell'ex area Italsider. Una ferita aperta nel cuore dei sogni napoletani

Un tavolo, una sedia, una lampada, un computer. Presenze di vita ferma, congelate per l’eternità. Così come l’ammasso informe di calcinacci, travi di legno bruciate, mattoni sbriciolati, lamiere e tubi arrugginiti, macchinari e vetri rotti, exhibit semiliquefatti, pilastri solitari e brandelli di plastica agitati dal vento ad incorniciare una lingua di spiaggia desolata. Sono le rovine di Città della Scienza, il simbolo della Napoli del progresso ormai pietrificato, una Pompei contemporanea distrutta anch’essa dal fuoco, sepolta non dall’ira del vulcano, ma dalla violenza dell’uomo.  Raffaela Mariniello torna nella Bagnoli che ha documentato nel 1991, subito dopo la chiusura dell’Italsider, per raccontare “da dentro” il sogno infranto della riqualificazione dell’ex città-fabbrica. Il fulcro era proprio il museo scientifico interattivo, l’eccellenza italiana cancellata, il 4 marzo del 2013, dall’apocalissi causata dall’esplosione di otto bombe, vere e proprie armi di distruzione contro la cultura.

raffaela mariniello bagnoliStill in Life, così si intitola il lavoro della fotografa napoletana, classe 1961, in mostra dal 7 marzo al 30 aprile allo Studio Trisorio (info: 081414306). Uno scenario di guerra di chi la guerra non l’ha mai vista ma l’immagina proprio così. Il titolo si presta a una doppia interpretazione: natura inanimata o ancora in vita. Ma si intuisce che lo sguardo dell’artista, che si sofferma tra l’orrore e la bellezza di quell’angolo di Coroglio devastato dal rogo, si rivolge alla vita piuttosto che alla morte, si fa auspicio del programma di restyling di Bagnoli (ben 65 i milioni stanziati), annunciato da governo, comune e regione il giorno del primo anniversario di un incendio ritenuto da qualcuno addirittura «utile, perché si è rimesso in moto il dibattito sul futuro dell’ex area siderurgica partenopea». Negli spazi al civico 215 di via Riviera di Chiaia il ciclo della Mariniello è composto da un light box di grande formato, da fotografie, da un’installazione e dall’evocativo, commovente video realizzato con Giacomo Fabbrocino e prodotto da Pigrecoemme: il silenzio interrotto dal fruscio di passi, vitale, di chi torna, la speranza di un dopo possibile alla tragedia, emozioni in movimento, la cronaca che si veste di poesia.

«Questo allestimento da Laura Trisorio – spiega la curatrice Alessandra Drioli – è l’anteprima del più ampio progetto della Fondazione Idis che ha invitato i fotografi Antonio Biasucci, Fabio Donato, Mimmo Jodice e Raffaela Mariniello a documentare i desolanti esiti delle fiamme per comporre una sorta di collezione della memoria. Tutti hanno lavorato a lungo tra le macerie, restituendone la propria suggestione». E così l’intimistica dimensione degli artisti entra nella sfera sociale e solidale, altro anello alla lunga catena forgiata dal premio Nobel Carlo Rubbia, fondatore del comitato per la ricostruzione di Città della Scienza, a cui hanno aderito quattrocento intellettuali. La risposta concreta ad interrogativi che ancora non hanno una risposta. Una goccia di solidarietà nel deserto dell’abbandono.

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