Paolo Bonari
Un libro pubblicato da Archinto

Caro La Capria…

Lo scrittore, l'aspirante e l'amante: sembra un triangolo da romanzo e invece sono i personaggi che si muovono nella raccolta di lettere tra Raffaele La Capria e un suo lettore affezionato

Scrivere un libro a due mani è complicato, a meno che uno non utilizzi la sinistra e l’altro non impieghi tutte le risorse della propria destra: che uno dei due non soverchi l’altro, gli imponga i propri ritmi e lo costringa al ruolo del gregario, cioè. Più paritario, il corrispondersi delle lettere, e più soddisfacente, qualora produca una simpatia reciproca o qualcosa di meglio, ed è questo il caso di Storia di un’amicizia tra uno scrittore e un lettore. Lettere 1995-2001, il libriccino che Archinto ha appena dato alle stampe e che raccoglie la frequentazione epistolare intrattenuta dallo scrittore Raffaele La Capria con un suo lettore, Beppe Agosti. Ma occorre immediatamente accennare all’altro polo del rapporto, che permette il costituirsi del triangolo e fornisce una narratività imprevista a ciò che, inizialmente, era privo di tale ambizione: la donna, Marilena, la compagna di Beppe. Prende forma, così, grazie alle burrasche amorose della coppia, governate e placate dalla sapienza umana di La Capria, un altro capitolo di quel “romanzo involontario” al quale alludeva il titolo del volume collettaneo dedicato allo scrittore napoletano, curato da Goffredo Fofi e pubblicato da Liguori Editore, nel 1996.

Che cos’è un romanzo? Un espediente per ingannare il tempo, per circuirlo e provare ad ammansirlo, ad addomesticarlo, prima che sia lui ad annientare noi. E, se ogni romanzo fallisce, la colpa è della hybris che ne segnava l’intenzione. Beppe si rivolge a Raffaele, e le loro vite cominciano ad avvicinarsi, nel nome dell’entusiasmo e dell’ammirazione, di un’amicizia che l’uno concede all’altro, trascurando il secondo fine e l’interesse segreto che possono guidare i comportamenti dell’aspirante: diventare uno scrittore. Lettera dopo lettera, allora, assistiamo ai tentativi di Beppe, incoraggiati, corretti e frustrati, infine: ciò che viene a formarsi, assieme al “romanzo di un’aspirazione”, è anche la rappresentazione dello stato di cose dell’editoria nostrana, allorché La Capria, didatticamente, ne ricostruisce moventi e scelte. «Quale editore pubblicherebbe, non una storia avvincente, con personaggi, fatti, trama, bensì un diario, uno zibaldoncino di idee e sogni e visioni miste a vita quotidiana, dovuto alla penna di uno scrittore come lei non ancora conosciuto? Il “giornale intimo” interessa un editore quando può fare riferimento a una persona, a uno scrittore, già manifestatosi in altri modi, e di cui perciò il lettore è incuriosito di conoscere i pensieri, eccetera. Ma un esordiente di cui nulla si sa difficilmente potrebbe essere preso in considerazione…»: l’avidità di storie, di trame che possano affascinare i lettori, favorisce il rifiuto editoriale di prodotti alternativi, che eliminino il filtro, la finzione letteraria, e siano più aderenti alla vita. Ma quale vita, per chi ambisce a fare della propria un’opera, e se la lascia scippare da desideri troppo esigenti, di fronte ai quali il quotidiano scompare, come una piccolezza di cui vergognarsi? «La bella M. ha capito come va la vita più di te, caro Beppe, che sei rimasto un sognatore, ti apparti, rimugini, leggi i libri, scrivi… ma tutto questo sognare-leggere-e-scrivere deve servire e vale solo se si apre alla vita, non se ci fa chiudere in noi stessi».

libro la capriaPiù volte, emergono l’esaltazione e la tentazione adulatoria di chi ha il privilegio di frequentare il “personaggio famoso”, che provocano gli imbarazzi di La Capria: questa è la storia anche di una pazienza, quella dello scrittore. Ma non serve specificarlo, perché non si conoscono amicizie che se ne possano privare: tutte necessitano di quella dote, e la nostra pazienza sarà ricompensata da quella del nostro amico, prima o poi. Allora, negli anni di questa corrispondenza, si faranno vive le debolezze, le speranze, le illusioni cadute, i “momenti di cupa depressione” dell’aspirante, le letture ripetute dei suoi sforzi ostinati che impegnano lo scrittore – un’amicizia è anche un ribaltamento della vita consueta, laddove lo scrittore diviene il lettore, e viceversa -, il fallimento: «Ma quel diario che mi consegnasti, che conteneva i tuoi pensieri, non ce l’ha fatta, malgrado i miei tentativi, a superare lo sbarramento editoriale. Un po’ me lo aspettavo, perché gli editori non pubblicano diari e zibaldoni di sconosciuti. Mentre il romanzo di uno sconosciuto a volte lo pubblicano».

Era di là da venire, L’estro quotidiano, il libro in cui La Capria inaugurava una riscossa letteraria che ha preso la forma del diario, della piccola annotazione, della lettera alle persone care, andando a comporre la possibile trilogia (con L’amorosa inchiesta e A cuore aperto) di una sorta di tardiva immaturità – condizione suggerita dalla sua scrittura luminosa e dubbiosa –, che fa da contraltare ai «tre romanzi di una giornata» giovanili. Alla fine, insomma, lo «zibaldoncino di idee e sogni e visioni miste a vita quotidiana» è stato pubblicato, sì, ma a firma dello scrittore, non dell’aspirante: e chissà che le vicende dell’incontro con Beppe non abbiano fecondato la fantasia creativa di La Capria e non abbiano svolto un ruolo, nelle sue scelte artistiche.

Avere a che fare con la sua “saggistica autobiografica” mette di fronte al crinale che separa la letteratura dal “fuori”, dall’extra-letterario: invita o, meglio, invoglia al contatto, ed è comprensibile, addirittura amabile, l’insistenza dell’aspirante, che avverte l’eccezionalità della situazione e predispone, al tempo stesso, alle irritazioni di chi legge e degli stessi partecipanti all’epistolario, tanta è la foga e tanto evidente la smania di primeggiare, di allestire lettere memorabili. Quanto grande sarà la delusione, poi, una volta che l’investimento esistenziale che Beppe ha operato avrà rivelato le proprie fragilità. «Nemmeno in sogno ho mai pensato di essere Dostoevskij… Semmai è Marilena che ogni tanto si illude d’esserne la moglie… ma nemmeno lei, in fondo»: una malinconia lunga, dilatata, si stende fino ad abbracciare tutte quante le lettere, e provoca l’analogo sentire dello scrittore, che dei due amanti invidia l’età, apprezza gli entusiasmi, ammira la semplicità degli animi: «Mi piacque subito la coppia. Di solito le coppie mi annoiano, mi infastidiscono». Un amore al tempo della Dolce Vita era la storia di Kiki e Giovanni, di cui La Capria ha composto il ritratto, immortalati nel loro sperpero dorato di emozioni e sensazioni, nella loro ricerca dell’inimitabile e dell’attimo sfolgorante, perfetto: quella di Beppe e Marilena è un’altra coppia, e questa è un’altra Italia, abbandonata a se stessa e non più sedotta dalle luci degli anni Sessanta, ma i moti che avvicinano e distanziano i cuori sono simili, e lo scrittore si dedica alla loro osservazione, nonché al divertito corteggiamento della donna, che si bea della sue lusinghe. «Avrei potuto fare anche io il modello», proprio come Beppe, che è anche così che si guadagna da vivere: La Capria tenta di mostrare ai due innamorati la sua giovinezza, di farli riandare, con l’immaginazione, ai tempi in cui era lui l’atleta, il ragazzo dal corpo scolpito, il tuffatore che ricercava la grazia del volo.

Passa il tempo, le lettere si diradano: la lontananza, gli impegni e le stanchezze hanno la meglio. Beppe, Marilena e Raffaele si perdono di vista, e si frantuma quell’unità che, per qualche anno, li ha voluti alleati e confidenti: «Marilena intanto si è felicemente sposata con un giocatore di basket, ed è volata via con lui. Senza la sua presenza si è sciolto il trio che rendeva intrigante la corrispondenza precedente quando pareva quasi vi fosse tra noi adombrata una storia da Jules e Jim». Era proprio un romanzo, il loro, ed era quello che Beppe non riuscì a scrivere, troppo impegnato a viverlo.

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