Nello Mascia
Falli da dietro

Baseball al San Paolo

Il San Paolo, avrebbe detto Obama, è più grande di un campo da baseball. Abbastanza, comunque, per consentire al Napoli di dare una lezione (memorabile) alla Juve

Il Napoli più bello dell’anno impartisce agli ergastolani, in fuga da 22 giornate, un’autentica lezione di calcio. La coreografia del San Paolo (che è più grande di un campo di baseball) non ha nulla da invidiare allo sfarzo del Bernabeu ammirato domenica scorsa. E nulla da invidiare ai grandi del mondo hanno i frombolieri azzurri illuminati dal magnifico Lorenzino e dall’imprendibile Picaron. Buon per loro che tra i pali ci sia il Biscazziere della D’Amico a opporsi
almeno tre volte con interventi miracolosi. Atmosfera diversa rispetto all’andata. Allo Stadium gli azzurri si presentarono da capolista e con tanti sogni per la testa. Da allora sono trascorsi 4 mesi e 20 punti. E i sogni sono rimasti sogni. Resta la realtà di una squadra grande con le grandi e debole con le piccole. Restano mille rimpianti. Ma anche la consapevolezza di un potenziale esplosivo in attacco e una compattezza difensiva cercata e raggiunta, cui dà contributo un Fernandez impeccabile e soprattutto l’ultimo arrivo di gennaio Henrique Adriano Buss. Piedi buoni, personalità e concretezza.

C’è sempre un gusto speciale a suonarle agli ergastolani. Per il resto la Champions è ormai nel cassetto. E qualcuno, travolto dall’euforia, già ipotizza improbabili agganci alla piazza d’onore. Vediamo i Sangue-oro come se la cavano, privi di Strootman. A Reggio ci vogliono cinque minuti per decidere se assegnare o no un rigore. Ci sono sei arbitri in campo e nessuno sa che pesci pigliare. Poi colpo a sorpresa. L’arbitro va dai giocatori a chiedere il loro parere. Roba che nemmeno Don Iginio dell’Oratorio dei Salesiani, che pure una giustificazione l’aveva, essendo lì per educare i ragazzi al senso di responsabilità. Coerente la risposta di Benatia: «Qui ci giochiamo salvezza e scudetto, che possiamo dire?». Per fortuna Sansone è un uomo candido e ammette di essere scivolato. Memorabile. Libro Cuore, lacrime e titoli di coda. Però Rizzoli e la classe arbitrale in blocco vadano a scopare il mare.

Memorabile record dell’Atalanta che con sei vittorie di fila, si candida all’Europa e inguaia il Bologna. Per l’Europa molti pretendenti. C’è la Lazio di zio Edy nonostante Marchetti, che sigla l’Oscar della Paperissima 2014. Così imbarazzante che manco Cassano ha voglia di esultare.

Per l’Europa ci sono i Decaduti. Per me una poltrona la beccano di sicuro, meriti o demeriti a parte. Torna a sperare anche il Toro, ora che ha ritrovato l’oro di Cerci. Non dello stesso metallo i commenti post-gara di Ventura sul gesto polemico di El Kaddouri dopo il goal. Torna a sperare anche il Verona di Lucagol Toni. Secondo una leggiadra ministra della Repubblica sarebbe da pensionare per via dell’età. Prandelli invece pare ci stia facendo su un pensierino. Dal Brasile migliaia di firme chiedono la cacciata del numero uno della Federcalcio Josè Martin. È accusato di aver ordinato l’uccisione del giornalista Vladimir Herzog nel 1975. Contro di lui si è schierato un mito del calcio carioca, Romario, ora deputato socialista. «Un assassino non può rappresentarci» ha detto.

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