Erminia Pellecchia
C'è una novità nel mondo museale

Ritorno al Madre

Una grande mostra di Ettore Spalletti e l'alleanza strategica con Maxxi e Gam: il museo dell'arte contemporanea di Napoli, dopo un anno di polemiche e carte bollate, riparte. Succedeoggi, in anteprima, vi racconta come...

Torino-Roma-Napoli: le tre Italie che si fondono sul fil rouge dell’arte, creando un “museo nazionale della contemporaneità”, una vera e propria “impresa cultura” che possa incidere sull’economia del Paese. Il progetto è ambizioso, ma il giurista ed economista Pierpaolo Forte, che l’ha ideato, guarda “con il sorriso” al battesimo di quest’alleanza che muove i suoi primi passi da Torino. L’annuncio nel corso della prima giornata di Artissima: Gam, Maxxi e Madre fanno sistema, ognuno con la sua storia e la sua progettualità, ma con una strategia condivisa per disegnare il futuro dello stato dell’arte. Il banco di prova sarà la mostra di Ettore Spalletti, forse oggi tra gli artisti che maggiormente esprimono la precarietà che si nasconde dietro all’apparente stabilità della vita e della cultura. Location Napoli.

madre2L’orologio del Madre ricomincia a girare, dopo un anno “terribile”, spiega Forte, presidente della Fondazione Donnaregina per le Arti contemporanee: il cambio dello statuto, l’apertura del cda a soggetti diversi, la sostituzione, nel 2012, del primo direttore Eduardo Cicelyn con Andrea Villani, le polemiche e le battaglie su carta stampata e bollata, la dolorosa fuga degli artisti e la perdita di una collezione di respiro internazionale con opere di Warhol, Burri, Fontana, Mapplethorpe, Clemente, Kounellis, Paolini, Serra, Koons, Long, Paladino Manzoni.

Il sogno nato nel 2005, quando l’ottocentesco palazzo Donnaregina fu acquistato dalla Regione Campania e restaurato dall’architetto portoghese Alvaro Siza Vieira con destinazione museale, sembrava essere tramontato. Il contenitore svuotato, dove i sopravvissuti allestimenti site-specific, nel loro costretto isolamento, danno un senso di sgomento. Non è bastato a richiamare le folle lo sparuto nucleo di “Per-formare una collezione”, né la mostra, appena conclusasi, “Thomas Bayrle. Tutto in uno”, d’intesa con il Wiels di Bruxelles. Pierpaolo Forte è obiettivo, non nasconde le difficoltà, né nega gli elementi di crisi. È pronto, però, a ricominciare.

Con le linee guida di Villani, il gruppo di ricercatori, capitanati da Vincenzo Trione, e il dialogo aperto con il territorio tesse la sua tela di ragno che prende forma nella “mappa” disegnata a pianterreno dei partner della nuova sfida: soprintendenze, università, fondazioni e associazioni culturali, teatri come il Mercadante e Salerno contemporanea-Ghirelli, le gallerie. La carta dell’«area metropolitana dell’arte» abbraccia anche Salerno, Caserta, Avellino e Benevento; una chiamata generale al programma “Cinque Cerchi”: seguire le tracce degli artisti che hanno lavorato a Napoli a partire dal 1960, analizzare quanto è accaduto, porre al centro della collezione in costruzione il territorio, realizzare laboratori di didattica e di restauro, interagire e mettere un patrimonio unico a disposizione del pubblico, creare professionalità ed occupazione. Le premesse ci sono, si toccano con mano le adesioni dalle convenzioni con la Federico II, il Suor Orsola Benincasa, l’ateneo salernitano e l’Accademia delle Belle Arti alla collaborazione con la Fondazione Morra. Ci sono entusiasmo e aspettativa.

madre3L’ingresso è libero, in questa fase di rodaggio è indispensabile pensare più a fare audience che a battere cassa. D’altra parte dalla Regione è arrivato un finanziamento di 6 milioni per il 2014, oltre ai fondi stanziati in bilancio. L’augurio non può che essere che dei migliori. Non piace, però, l’aver voluto azzerare la memoria, il portone affacciato sul centro storico tinteggiato di giallo (Siza l’ha definito un oltraggio), il sito che racconta l’oggi cancellando ieri, il logo sostituito. Ma ricominciare, in fondo, è un po’ morire.

Una Napoli in fermento, che cerca di riappropriarsi dell’immagine di capitale delle arti. La primavera soffia dalle parti di piazza dei Martiri, a palazzo Partanna, dove l’ex direttore del Madre vuole riprendere il filo interrotto e «riflettere in un solo pensiero la città in cui viviamo e l’arte che viaggia veloce in ogni direzione».

Cicelyn ha trovato casa nella vecchia galleria di Lucio Amelio, due soli ambienti, dove «negli anni più intensi e creativi del secolo scorso, dal 1969 al 1994, si è fatta la storia dell’arte contemporanea a Napoli».  Vuol seguire le tracce del suo maestro, che ne fu «il protagonista indiscusso con la sua visione internazionale, aperta ad ogni novità». Lo scorso giugno è nata Casamadre, molto più di un museo, una finestra aperta sul passato e spalancata sul futuro. Non ci sono finanziamenti pubblici, la sfida è quella di “un’attività ecosostenibile”, di costruire valore con l’arte in altri luoghi e in altri modi. Al suo fianco gli amici, gli stessi che lo hanno accompagnato dagli eventi di piazza Plebiscito all’esperienza troncata del Madre. L’inaugurazione ha visto l’intrigante pacchetto Pistoletto, Kounellis, Paladino, Fabre, Gormley, Barry Le Va, Clemente, Bianchi, Anish Kapoor: costi ridotti a zero, oltre dodicimila visitatori fino a ottobre. La stagione espositiva riparte a fine novembre con i dipinti di Paladino, «perché – dice Cicelyn – la pittura va recuperata e in un sistema dell’arte deresponsabilizzato bisogna ritrovare il senso autentico dell’opera d’arte». Controcorrente. Con artisti di fama e sconosciuti di talento, generazioni diverse e linguaggi dissonanti «per testimoniare ciò che nell’arte ha peso e sostanza, cioè identità culturale e morale, nonostante le turbolenze astratte della contemporaneità globalizzata».

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