Elisa Campana
Cartolina dal Somerset

L’Italia in chiaroscuro

Da Berlusconi a Elisa Claps, luci e ombre del Bel Paese fedelmente registrate da Tobias Jones, scrittore e giornalista che alle vicende nostrane ha dedicato più di un libro. Descrivendo gli italici difetti al di là degli stereotipi e cogliendo quella speciale generosità che ci contraddistingue. Al punto di cercare di riversarla nel progetto di accoglienza Windsor Hill Wood

«L’Italia è un paese per il quale non esistono generalizzazioni». Con queste parole veniamo presentati in una scuola secondaria perduta tra le nebbie del Somerset. «Non si può generalizzare perché ogni cosa in Italia può essere vera, tanto quanto il suo opposto». Chi parla è Tobias Jones, un giornalista e scrittore che l’Italia la conosce bene, e non solo perché è sposato con Francesca e ha tre figli bilingui: ha infatti vissuto a lungo da noi, a Parma, come corrispondente per giornali inglesi e americani. Questo perché quando disse al suo direttore che voleva recarsi all’estero, si sentì rispondere che se voleva trovare a good story doveva recarsi in una delle Tre I: «Israele, Irlanda, Italia». E la sua good story, Tobias Jones l’ha trovata, eccome se l’ha trovata.

The Dark Heart of Italy (Il cuore oscuro dell’Italia, Rizzoli, 2003) è un libro con il quale Jones si è fatto conoscere da noi e, soprattutto, in Inghilterra, dove ha ottenuto grande risonanza, tanto che il libro è poi diventato un documentario della Bbc. Di cosa tratta? Un po’ di tutto, perché su di noi di cose da scrivere ce ne sono, e ce ne sono anche tante: dalla politica alla corruzione, dalla piaga insanabile della mafia alle complicazioni della burocrazia, passando per argomenti più “leggeri” come le rivalità calcistiche intestine e le bellezze di una lingua sottile e raffinata. Non è uno di quegli scritti pieni di stereotipi e frasi pre-concettualizzate, quanto piuttosto un punto di vista “altro”, forse più fresco e oggettivo, che narra la propria esperienza e la propria Italia. Si raccontano persino quelle assurdità che per gli stranieri sono inconcepibili e per noi sono invece il vivere quotidiano. Durante la conferenza ha per esempio ricordato quanto nei primi mesi in Italia si arrabbiasse per le interminabili ore di attesa all’ufficio postale, poi, con il tempo, ha semplicemente cambiato abitudini: non si arrabbiava più, prendeva un libro, comprava il giornale e si sedeva tranquillo ad aspettare.

Tobias-JonesTrattando di Italia, non si poteva soprassedere su una delle figure che ha animato (fin troppo) il nostro panorama nazionale e internazionale: Silvio Berlusconi, il dark genious (il genio del male) con le sue interminabili e discusse peregrinazioni giudiziarie. Eppure Jones non demonizza Berlusconi, cerca semplicemente di capire per quale motivo milioni di Italiani lo votano e l’hanno votato, proponendo la sua analisi e le sue ragioni. Molte di queste sono sicuramente opinabili, ma il libro non si vuole proporre come una bibbia né tantomeno come un vademecum per conoscere l’Italia e gli italiani. Tanti l’hanno apprezzato, tanti invece criticato, ma sicuramente la “nazionalità” del lettore gioca un ruolo di primo piano: Jones ricorda quanto fosse incredulo ogni inglese che si impelagava tra le pagine di The Dark Heart, «Non è possibile che sia così complicato» gli dicevano, laddove ogni italiano lo rintuzzava con un «Non è mica così semplice».

L’Italia per Jones non è però finita qui. Negli anni si è appassionato sempre di più allo nostra storia, agli scandali giudiziari, alla nostra cultura e in particolar modo agli enigmi irrisolti di Emanuela Orlandi e, successivamente, di Elisa Claps, dalla cui storia agghiacciante è nato Blood on the Altar (Sangue sull’altare, Il Saggiatore, 2012). Nell’intreccio labirintico che è la storia della giovane italiana scomparsa a Potenza nel 1993 si mettono in luce anche l’omertà, gli insabbiamenti, gli errori che hanno permesso a Danilo Restivo di crearsi una nuova vita altrove, in Inghilterra per l’appunto, e soddisfare ancora una volta la sua vena omicida. Nel 2002 Restivo, hair in hand killer, così ribattezzato dalla stampa britannica per aver lasciato una ciocca di capelli nella mano della sua vittima, uccide infatti brutalmente Heather Barnett, nel suo appartamento nella cittadina di Bournemouth.

In Blood on the Altar di finzione non ce n’è, dettagli e particolari sono semplicemente fedeli ricostruzioni di una delle pagine più nere della cronaca italiana, e l’Italia la fa di nuovo da padrona negli scenari di The Salati Case, White Death e il più recente Death of a Showgirl (2013), una serie di crime stories dalle losche e intriganti vicende.

Tuttavia, a parte una fortunata ispirazione, a Jones dell’Italia è rimasto anche dell’altro, tanto che ha in programma di tornarci presto a vivere. Ciò che più ha appreso è il senso di comunità, quel senso di famiglia che permea il nostro substrato sociale nelle sue radici più profonde, e che Jones ha riversato nel progetto Windsor Hill Wood. Questa è una comunità, una “famiglia allargata” tra i boschi del Somerset, dove vive con sua moglie e i suoi tre figli, che punta a ridare pace e speranza a coloro che vivono un momento di incertezza nel proprio cammino.

Tutto questo, e molto altro, è l’Italia per Tobias Jones, un paese dai mali forse insanabili perché radicati fino al midollo, ma anche una terra generosa e ospitale che sa accogliere e farsi amare da chiunque abbia il coraggio di avventurarvisi.

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