Gianni Cerasuolo
Fa male lo sport

La farsa di Salerno

Gli ultrà comandano, i giocatori eseguono: a Salerno, al termine di una recita ai limiti del ridicolo, i calciatori della Nocerina minacciati dai tifosi si fingono feriti per far sospendere il derby. Ricordate discariche dei veleni?

Quanto è successo a Salerno – dove una partita della Lega Pro tra Salernitana e Nocerina si è giocata solo 20 minuti perché i giocatori della squadra di Nocera, minacciati dai propri tifosi ultrà che non volevano si giocasse il derby perché a loro era stato vietato di entrare allo stadio, hanno finto di farsi male e sono usciti dal campo fino a che l’arbitro ha dovuto sospendere la gara – mi ricorda per certi versi la storia delle discariche dei veleni nel Casertano, in quel territorio ora tutti conoscono come la Terra dei Fuochi. Nel senso che quello che la camorra faceva con i camion pieni di schifezze lo si sapeva da decenni. Lo sapevano gli abitanti, lo sapevano le cosiddette autorità, lo sapevano i politici, non solo quello dei paesi dove si compivano  ogni notte lo scempio e lo stupro del territorio, ma anche quelli che con i voti di quelle zone facevano bella mostra di sé a Roma. Nessuno fiatava, nessuno si ribellava. E nessuno prendeva il coraggio a due mani e interveniva, pesantemente in modo da contrastare il crimine. Quanto sta avvenendo nel nostro calcio a livello di violenza e potere degli ultrà ha superato ogni limite di guardia. Ma nessuno parla, si continuano ad invocare pannicelli caldi, l’applicazione delle norme della giustizia sportiva, come se fossimo di fronte a fatti di normale amministrazione, da sanzionare con i regolamenti alla mano. E non con il codice penale.

Riepilogo la vicenda: la questura di Salerno vieta l’ingresso allo stadio ai tifosi provenienti da Nocera perché il derby del Salernitano di questa domenica, 10 novembre, è ritenuto ad alto rischio incidenti. Ma un gruppo di farabutti raggiunge la squadra rossonera (la Nocerina) e minaccia i giocatori, li ricatta: non dovete scendere in campo, non dovete giocare. Noi non possiamo entrare e, allora, non si gioca. Se lo fate, per voi finisce male. In perfetto stile mafioso. La partita inizia con ritardo di quasi mezzora, la panchina degli ospiti effettua subito tre cambi in modo da esaurire le sostituzioni e poi la farsa: i giocatori della Nocerina cominciano a cadere a terra colpiti come da fulmini, un infortunio dietro l’altro. È chiaro che si sono piegati per paura alle minacce, al ricatto. Ma non si possono per questo giustificare. Ne escono cinque, la squadra rimane in inferiorità numerica, l’arbitro è costretto da regolamento a fischiare anticipatamente la fine del derby. Tutto questo mentre sull’Arechi, lo stadio di Salerno, svolazza un piccolo aereo con uno striscione scritto dagli “uomini d’onore”: «Rispetto per Nocera e gli ultrà». A me ha ricordato l’aereo che uno dei boss della Sanità, il quartiere di Napoli allora regno di Giuseppe Misso, noleggiò contro Corrado Ferlaino, presidente del Napoli. C’era scritto: «Ferlaino vattene», era l’anno 1982, a Ferlaino vennero messe anche delle bombe sotto casa.

A differenza di quanto avveniva per i camion che scaricavano nel Casertano di notte, la tracotanza dei teppisti da stadio si manifesta sotto gli occhi di tutti. E non è la prima volta: vi ricordate il derby di Roma sospeso perché così vollero le curve, ve la ricordate quella sceneggiata vergognosa, i capitani di Lazio e Roma che parlano con l’arbitro, il questore che scende in campo, i capi ultrà che vanno a trattare? E questo in una partita del massimo campionato. Ma sappiate che più si scende di campionati, più le minacce, i soprusi, i ricatti si moltiplicano. Al Sud con maggiore frequenza che al Centro-Nord, anche perché maggiore è il peso dei poteri criminali. Ogni domenica ci sono episodi sospetti e al limite.

Adesso, non basterà mettersi a posto la coscienza dando partita vinta alla Salernitana e squalificando i giocatori della Nocerina, complici, loro malgrado, dei violenti. Si prenda il coraggio a piene mani e si cominci a usare la mano pesante, si adottino misure eccezionali e drastiche: si vieti ad esempio il calcio per un po’ di anni a Nocera. Si squalifichino duramente dirigenti (che si sono dimessi) e responsabili tecnici insieme con i giocatori rossoneri. Si individuino i responsabili delle minacce e si faccia in modo che non si accostino più, ma seriamente, dentro un impianto sportivo. E si chiuda la Lega Pro, che tace e acconsente.

Si dirà: con la repressione non si risolve nulla. D’accordo, ma questo è il momento di dare segnali significativi e severi. Non possiamo aprire il dibattito, il calcio sta morendo. Come le terre del Casertano.

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