Pier Mario Fasanotti
Il commentatore fuori controllo

Il dito di Ostellino

Con l' indice ben alzato, il corsivista del "Corriere" ha impartito una dura lezione al Papa che si è "vergognato" per Lampedusa. Egocentrismo puro, che dimostra come certi giornalisti abbiano perso la misura della realtà e delle parole

A proposito dell’ultima immane tragedia di Lampedusa, leggiamo (sul Corriere di ieri) che Piero Ostellino, già direttore del giornale del quale è oggi corsivista, si cimenta a dare consigli sia al Papa sia al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Rimproverandoli come se fossero studentelli fuori-corso di università poco internazionalmente accreditate. Questi ultimi avrebbero usato una parola sbagliata: “vergogna”. Ostellino, di antiche (e forse consunte) origini liberali (spesso davvero poco liberal) spiega che dire “vergogna” è inappropriato perché non spiega chi siano i destinatari. E aggiunge che quel pronunciamento, dalla fortissima carica emotiva e mediatica (secondo chi scrive questa nota), è stato partorito “per pura demagogia populista”.

A Ostellino non piace “l’orgia retorica”, magari confondendo la retorica con l’emozione, il dolore di milioni di persone di fronte a cadaveri senza nome, molti dei quali ancora in fondo al mare. Non basta: Ostellino scrive che quello del Pontefice è “un caritatevole populismo”, l’illusione che si arrivi alla “nascita di un processo di integrazione di tanta gente”. Se questa è “illusione”, Ostellino ci deve spiegare quale sia la realtà, la strada praticabile, quella, preferenzialmente, che esclude indignazione, lacrime, compassione. La “lectio” del vecchio liberale, davvero old style, che si dice sempre illuminista (ma il “lumen” dove sta, egregio Piero?) s’avventura nel terreno della dottrina cristiana: “…la Chiesa dovrebbe ben sapere che l’etica dei principi, se non è accompagnata dall’etica della responsabilità, è flatus voci”. Ostellino dimentica però il “flatus” del Cristo che sbraita contro i ricchi avari, che prova pietas dinanzi alla prostituta. Già, Ostellino conosce che cosa ha detto Gesù alla prostituta? Di far ricorso al principio di responsabilità? Ma via! Pare che il corsivista tutto d’un pezzo segua una lettura rigorosamente, ed erroneamente, calvinista dei Vangeli.

A metà del suo corsivo, forse per un sussulto cristiano o per prudenza ideologica, dice: “Non vorrei neppure, al contempo, sembrare io stesso cinico. Sono anch’io colpito dalla vicenda e partecipo al lutto nazionale”. Salvo poi aggiungere subito dopo: “Mi riesce arduo capire anche la ratio della proclamazione del lutto nazionale”. E allora perché l’esimio commentatore afferma di volervi partecipare. Non è una contraddizione in termini dire di partecipare a ciò di cui non si comprende secondo la “ratio”? Siccome Ostellino da decenni fa il giornalista, ossia usa le parole, converrebbe prima soffermarsi sul significato delle medesime. Il dizionario Devoto Oli della lingua italiana è facilmente sfogliabile (e caldamente consigliabile) per chi fa un certo mestiere. Alla parola “vergogna” si legge anche: “turbamento”, “motivo di riprovazione e disonore”. Ecco, dinanzi agli ultimi del mondo che fanno galleggiare in mare prima i loro sogni legittimi e successivamente i propri corpi senza vita, si prova turbamento e riprovazione. La “vergogna”: non è vero che debba sempre additare con precisione da cecchino il proprio “oggetto” o bersaglio. È un sentimento istintivo, universale, profondamente cristiano e condiviso dai laici e dalle persone che vivono di emozioni oltreché di statistiche e di strategie politiche.

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